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Le prove di coraggio - di Rita Solinas


Ciao fratellino, mentre sto scrivendo sicuramente da te ora è notte fonda.
Oggi a casa è venuta per pranzo nostra madre, vederla giocare insieme a mio figlio mi ha fatto tornare in mente il mio primo amore di bambino, nostra nonna.
In questa lettera vorrei poterti raccontare qualcosa di lei, tu sei nato poco tempo prima che ci lasciasse.
Scusami se mi soffermerò su tante cose, ma credo tu avrai la pazienza di leggermi e forse anche la curiosità di sapere com’era la mia vita insieme con lei.
Ricordi che mentre crescevamo la sera prima di addormentarti mi chiedevi sempre e solo di lei, volevi conoscere ogni cosa ed eri molto geloso del rapporto molto stretto che avevo con la nonna. Io non ne ho mai parlato volentieri, e allora andavi a chiedere alla mamma o a papà. Quello che non lasciavo mai capire era che in fondo ne sono sempre stato geloso e non amo parlarne volentieri. Ma oggi è successo qualche cosa di speciale, sarà la straordinaria assomiglianza fisica di mio figlio con me bambino, o non so cos’altro, ma sono rimasto un ‘ora e più a guardarli essere complici nel giocare assieme. A volte dimentico che io alla sua età ero già un ometto, perché per me lui sarà sempre il mio bimbo.
Tu sei così lontano… Non importa adesso, quello che conta ora è poterti spiegare gli ultimi giorni di nostra nonna, sarebbe stata orgogliosa soprattutto del tuo coraggio, quello che nell’infanzia è mancato molto a me, oggi tu m’insegni ad inseguire i sogni senza preoccuparsi troppo del futuro, vivi esattamente il presente.
Quando leggerai il mio racconto, spero tu possa pensare a me e ricordarti di quanta riservatezza mi porto sulle spalle, ho quasi vergogna a farmi vedere, e adesso sono nudo davanti a te e ai miei sentimenti.
Come ti ho accennato prima, io avevo un amore molto speciale nella mia infanzia, mia nonna. Lei era la mia confidente, la mia migliore amica e la mia guida. Sarà stato a causa delle grandi assenze dei miei genitori sempre impegnati in viaggi di lavoro, ma ho passato molto tempo a casa con lei.
Amavo soprattutto andare in giro insieme con lei, in ogni passeggiata imparavo sempre qualcosa di nuovo e mi sentivo protetto da questa donna così forte ma allo stesso capace di grandi slanci di tenerezza.
Ricordo ancora quando per la mia promozione alla seconda elementare, i miei insieme a lei mi regalarono la mia prima bicicletta, era una bellissima bicicletta gialla, aveva le rotelle laterali per permettermi di correre subito verso tante avventure da condividere sia con i miei compagnetti che con la mia immancabile nonna.
Andavo a vedere il torrente che si trovava a meno di un chilometro fuori del piccolo paese dove abitavamo con la famiglia. Andavamo in realtà a cercare i lombrichi, sarebbero poi serviti per una prova di coraggio. Dovevamo trovarne così tanti da riempirci un secchio che avremmo rovesciato sulla pancia nuda del più coraggioso. Io ogni volta riuscivo a trovare una scusa che mi cavava sempre d’impiccio, spesso erano finte commissioni per la nonna compiacente, sino a che un giorno il gruppo sospettò la verità.
Così, per dimostrare che le mie non erano scuse, dopo che arrivammo al torrente mi misi a cercare il lombrico più grosso e lungo di tutti. Dopo quasi un’ora lo trovai.
Tremavo di paura e di schifo per quello che stavo per fare, ma se volevo essere considerato il più coraggioso quello era molto meglio che farsi versare un intero secchio di lombrichi sulla pancia. Presi quel lungo verme e con lentezza, in modo che tutti vedessero il gesto, me lo portai alla bocca e lo mangiai. Sentirlo che si dimenava dentro la mia bocca mi fece vomitare, ma ero stato coraggioso.
Quando ritornammo al paese con le nostre biciclette io avevo un pallore tale che mia nonna corse subito a prendermi, mi toccò la fronte, scottavo ed ero tutto sporco di vomito.

Continua - (2 pagina)

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