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- UN VIAGGIO CHIAMATO BOSA - di Monia Bruni -
- Parte 1 -
La si intravede percorrendo quella che i bosani chiamano "la discesa di Suni", sulla strada nazionale 129 bis; dapprima si scorge il castello, adagiato con arte su di un colle, poi il borgo medievale, il ponte di trachite rossa e all'improvviso, una meraviglia assoluta! Colori pacati delineano il paesaggio e le case, che si adagiano sulla destra del fiume Temo, dal colle alla pianura fino al mare.
Ecco Bosa, bellissima cittadina della Planargia, ricca di storia, cultura e tradizioni.
Quando l'ultimo tratto di strada, panoramico e serpeggiante, diventa all'improvviso rettilineo, Bosa ci viene incontro. Possiamo certo decidere di imboccare la strada che porta verso il mare, ma è dal cuore della città, dove la storia antica ancora sopravvive, che diamo inizio al nostro viaggio.
Bosa
Attraversiamo il ponte vecchio. Il suo punto più alto ci offre la visione di un panorama suggestivo ed emozionante. Luci, ombre e colori si confondono, il paesaggio, bello, elegante e narciso, si specchia nel fiume. A destra, un susseguirsi di palme, che, innalzandosi maestose nella Via lungo Temo, regalano un aspetto quasi esotico; a sinistra piccole casette dai tetti rosa appuntiti, rigorosamente allineate, dove un tempo gli antichi bosani conciavano le pelli, sas conzas.

Piccoli punti azzurri nel confine tra cielo e terra, si muovono lentamente e risalgono il fiume. Sono i barconi da pesca, che pacatamente arrivano fino al ponte rosso, passando sotto gli archi ed ormeggiando sui moli. Tessitori di nasse, uomini dal volto segnato, siedono ora all'ombra delle palme ora nell'uscio delle loro case, mentre intrecciano i famosi cestini a campana per la pesca delle aragoste. Soggetti viventi di un quadro bellissimo.
Andiamo diritti verso il Corso Vittorio Emanuele e ci accorgiamo subito che l'aspetto della cittadina cambia. L'asfalto è ricoperto da ciotole, sas codulas, le case alte e fitte, che non lasciano filtrare il sole, propongono facciate di costruzioni antiche, linee e rifiniture di un'altra epoca. Siamo nella via principale del centro storico. È qui che si affaccia la chiesa della Beata Vergine Maria Immacolata, la Cattedrale di Bosa che con il suo massiccio campanile di trachite, pietra locale che edifica e colora con originalità quasi tutta la cittadina, domina sulla valle del Temo. La chiesa, originaria del XII secolo, non è certo quella che oggi si può visitare. Il rifacimento della Cattedrale, ad opera dell'architetto bosano Salvatore Are, risale al 1803. L'interno si presenta in un'unica spaziosa navata, nella quale si aprono piccole cappelle, una scala centrale che è l'unico passaggio che porta fino al presbiterio, rialzato rispetto alla navata. Magnifica nella sua ampiezza e maestosità, suggestiva, di rilevante importanza, bellissimi i dipinti di E. Scherer, la Cattedrale di Bosa merita di essere visitata in ogni sua parte.

Incamminandoci lungo il corso Vittorio Emanuele, è un orologio curioso e sporgente, che dall'alto ci indica l'ora, che ci fa levare lo sguardo al cielo. Un orologio datato 1875, il primo orologio pubblico della città, ospitato sotto la struttura campanaria della Chiesa del Rosario.
Imbocchiamo la Via del Seminario, poi la Via Carmine ed ecco che la storia di Bosa inizia a prendere vita, da qui in poi un susseguissi di scorci bellissimi e pittoreschi. Piccole vie strette, portici, ripide scalinate, danno vita al borgo medievale, sa costa, disposto su vie parallele accessibili solo a piedi.
Il quartiere si delinea innalzato su di un pendio, fino alla via ultima costa, l'ultima via di case e costruzioni, prima della scalinata che porta alla vetta del colle Serravalle, dove si erge maestoso il Castello dei Marchesi Malaspina.
Le abitazioni sono alte, alcune fino a tre, quattro piani, e si disegnano affiancate. Sono case che nel tempo hanno necessitato di rifacimenti e ristrutturazioni, che non hanno però cambiato l'aspetto del borgo medievale I bosani, hanno sicuramente migliorato le condizioni precarie delle loro dimore, ma il rispetto per la storia e la cultura della loro città, ha permesso di conservare gelosamente e con cura fogge di particolari antichi, piccole finestre o mini loggiati, incorniciati da trachite, Madonne incastonate sui muri dentro piccole nicchie.
Veduta di Bosa
Borgo medievale Sa Costa
Borgo medievale "Sa costa"
 
 

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